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Sollazzo Ensemble - Parle qui veut - Giornale Della Musica

Il Sollazzo Ensemble, costituito nel 2014 a Basilea e diretto da Anna Danilevskaia, ha conquistato in poco tempo l’attenzione del pubblico e della critica ottenendo importanti riconoscimenti grazie alla freschezza e alla originalità del suo approccio alla musica fra il tardo Medioevo e il Rinascimento.

L’Ars Nova è al centro dell’interesse di questo piccolo gruppo di cantanti e strumentisti vincitore della York Early Music International Young Artists Competition del 2015, e lo conferma l’esordio discografico realizzato, grazie al sostegno del programma europeo Eeemerging, con una etichetta indipendente particolarmente attenta alla qualità del suono.

La maggior parte delle canzoni polifoniche presentate, contenute nei codici Squarcialupi, Panciatichi, Mancini, e Chantilly, appartengono alla seconda metà del Trecento e rappresentano per la loro complessa raffinatezza quella che è stata definita ars subtilior. Il filo che le lega è costituito dall’intento edificante dei loro testi che oscillano tra l’esortazione proverbiale e l’invettiva, come “Il megl’è pur tacer” di Niccolò da Perugia dall’andamento ritmico danzante, e l’originale “Dal traditor” di Andrea da Firenze, che è una sorta di commistione tra la ballata e la caccia, per via dell’imitazione tra le voci. Due chanson anonime presentano i due casi estremi. Da una parte chi si sente costretto dalle maldicenze ad allontanarsi per sempre dalla amata con un dolente commiato lasciandole in pegno il suo cuore, come nella delicatissima e struggente “Pour che que je ne puis”; e chi incurante del giudizio altrui promette di servirla lealmente come in “Parle qui veut” che dà il titolo al disco.

Nelle due composizioni politestuali, il madrigale di Landini “Musicha son / Già furon / Ciascun vuol” e la caccia di Zacara da Teramo “Cacciando per gustar / Ai cinci, ai toppi” emerge in modo più evidente la tendenza alla stilizzazione con la quale le loro voci marcano l’attacco di alcune parole e giocano sul piano delle dinamiche enfatizzando le interconnessioni ritmiche dell’andamento polifonico. Questo distillato poetico musicale del Trecento italiano e francese richiede un ascolto attento e va assaporato lentamente, magari a più riprese, per poter cogliere tutte le sfumature, allusioni, metafore e i riferimenti classici di questa arte raffinata e a tratti enigmatica.

Giornale della Musica
07 December 2017