Robin Ticciati & SCO - Brahms: The Symphonies - Classic Voice

È diventata quasi una mania, questa delle integrali. Tutte le sinfonie di Beethoven, di Schubert, di Schumann. Tutte le mazurke di Chopin. Tutte le sonata de Beethoven. Non che sia sbagliato, o che l'ambizione di sondare l'intero percorso del pensiero di un compositore sia fuori luogo. Ultimamente, anzi ho avuto delle belle e graditissime sorprese. Giovani interpreti che si confrontano con Beethoven, Schumann, Chopin. Ma allora bisogna avere la stoffa, e il cervello, per affrontare l'impresa. In ambito sinfonica per esempio desta interesse e procura profondo godimento sia intellettuale che emotivo ogni nuova incisione che Giovanni Antonini, alla testa dell'orchestra da camera di Basilea e del suo Giardino Armonico, fa comparire della sua interpretazione di tutte le sinfonie di Haydn. Ecco qui, ora, un tutto Brahms, che ci arriva dalla Scozia. Dirige il giovane Robin Ticciati, nato nel 1983, conosciuto in Italia per avere sostituito Riccardo Muti alla Scala, nel 2005, a soli 22 anni, dunque (ma la meraviglia è tutta postmoderna, di oggi: quando Boulez compone la seconda sonata ha 23 anni, Chopin compone gli Studi op. 10 a 18 anni, Brahms la sua prima sonata op. 1 che balordi Schumann, a 19 anni, 2 così via). Suo nonno, musicista, era romano. Da qui il cognome italiano. Muti aveva scelto bene chi lo sostituisse. Questo Brahms è di una meravigliosa maturità. E insieme conserva tutta la freschezza che la scrittura brahmsiana non ha mai trascurato. L'ampiezza. Il respiro delle frasi melodiche si affianca alla robusta scansione dei passaggi essenzialmente ritmici. a ciò che distingue l'accostamento qui è la fluidità con cui avviene, come se naturalmente una scansione percussiva scivolasse poi in un fraseggiare disteso e cantabile. Il che è quanto di più brahmsiano si possa immaginare. Senza contare l'evidenza dei rapporti tematici da un movimento all'altro. E perfino da una sinfonia all'altra: il giambo che nella prima trapassa dal primo al secondo tempo lo ritroviamo poi nel tema principale che apre la quarta. O l'attacco eroico della terza che rinvia a certi scatti della quarta (lo scherzo), o ancora l'apertura cantabile della Seconda, la cui radice sta nell'Andante di una sonata mozartiana e di nuova all'apertura della Quarta, che invece è tratto dall'Adagio dell'op. 106 di Beethoven. Mozart e Beethoven si ricordano perché Brahms li cita, ma anche perché Ticciati ne evoca il respiro, per l'evidenza con cui enuncia la cellula tematica. E si potrebbero citare altre affinità. Ma lasciamo il piacere di scoprirle all'ascoltare attento di queste incisioni.

This Brahms has a wonderful maturity. Together it preserves all the freshness that in his writing, Brahms has never neglected. The amplitude. The breath of the melodic phrases goes alongside the robust articulation of the rhythmic passages. But what distinguishes this juxtaposition is the fluidity, as if genuinely a percussive articulation would drift into a relaxed and cantabile phrase. Which is absolutely Brahms.

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